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DANIELE TIMPANO - DUX IN SCATOLA

Teatri di Pianura
DANIELE TIMPANO - DUX IN SCATOLA
Data:  13/03/2010
H 21.15 - Teatro Auditorium G. Galilei

Città: Romanengo
Luogo evento: Teatro Auditorium G. Galilei

Foto

Descrizione breve
Solo in scena in compagnia di un baule che dovrebbe contenere le spoglie mortali di “Mussolini Benito” Daniele Timpano racconta in prima persona le rocambolesche vicende del corpo del duce, da Piazzale Loreto nel ’45 alla sepoltura nel cimitero di San Cassiano di Predappio nel ‘57

Prezzo

€ 10,00
   
Per info: 0373.729263

Descrizione estesa


Teatri di Pianura stagione 2009/2010








sabato 13 marzo
Gruppo AmnesiA vivacE
DANIELE TIMPANO
DUX IN SCATOLA
Autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito

drammaturgia e regia di Daniele Timpano
collaborazione artistica Valentina Cannizzaro e Gabriele Linari
Organizzazione di Maria Rita Parisi 
Una produzione di AmnesiA vivacE, in collaborazione con Rialto Santambrogio 
e UbuSettete - periodico di critica e cultura teatrale

Solo in scena in compagnia di un baule che dovrebbe contenere le spoglie mortali di “Mussolini Benito” Daniele Timpano racconta in prima persona le rocambolesche vicende del corpo del duce, da Piazzale Loreto nel ’45 alla sepoltura nel cimitero di San Cassiano di Predappio nel ‘57. Alle avventure post-mortem del cadavere eccellente si intrecciano brani di testi letterari del Ventennio, (Marinetti, Gadda, Malaparte…), luoghi comuni sul fascismo, materiali tra i più disparati provenienti da siti web neofascisti, nel tentativo di tracciare il percorso di Mussolini nell’immaginario degli italiani, dagli anni del consenso agli anni della nostalgia. L’attore gioca una identificazione ironica con l’oggetto del suo racconto, parlando sempre in prima persona, come se il suo corpo contenesse la forza criminale del fascismo: l'attore “sinistramente vivo” e il personaggio “destramente morto”. Ma in scena non c’è nessun tentativo di rappresentare il personaggio Mussolini: il duce degli italiani è nel baule o nella tomba di Predappio. L'attore si riavvicina ad un personaggio ormai lontano nel tempo, ma soprattutto lontano dalle sua ideologia, dando prova di straordinaria bravura. Uno spettacolo divertente e acuto, ottima prova di un attore che rivelatosi “scandalosamente” al Premio Scenario 2005, aggiudicandosi il primo premio della “Giuria Ombra” suscitando dibattiti e polemiche è sempre più presente nei numerosi Festival italiani. Ascritto da alcuni critici alla cosiddetta non-scuola romana il suo stile e le sue opere sono sovente descritti come anarco -dadaiste.










DUX IN SCATOLA
Autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito

uno spettacolo di e con 
DANIELE TIMPANO
(gruppo amnesia vivace)
collaborazione artistica Valentina Cannizzaro e Gabriele Linari
disegno luci di Marco Fumarola
foto di scena di Valerio Cruciani e Alessandra D'Innella
drammaturgia e regia di Daniele Timpano
Organizzazione di Maria Rita Parisi 
Una produzione di AmnesiA vivacE 
In collaborazione con Rialto Santambrogio 
e UbuSettete - periodico di critica e cultura teatrale
un ringraziamento particolare a Sara Dicorato
Solo in scena con l’unica compagnia di un baule che viene spacciato come contenente le spoglie mortali di “Mussolini Benito”- racconta in prima persona le rocambolesche vicende del corpo del duce, da Piazzale Loreto nel ’45 alla sepoltura nel cimitero di San Cassiano di Predappio nel ‘57. Alle avventure post-mortem del cadavere eccellente si intrecciano brani di testi letterari del Ventennio (Marinetti, Gadda, Malaparte…), luoghi comuni sul fascismo, materiali tra i più disparati provenienti da siti web neofascisti, nel tentativo di tracciare Il percorso di Mussolini nell’immaginario degli italiani, dagli anni del consenso agli anni della nostalgia. L’attore, costretto ad avvicinare la materia da una lontananza cronologica e ideologica immensa, gioca una identificazione posticcia con l’oggetto del suo racconto, parlando sempre in prima persona, come se il suo corpo contenesse la forza criminale del fascismo tra le sue quattro ossa. Una identificazione che è appunto posticcia, visto che in scena non c’è nessun tentativo di rappresentare un personaggio-Mussolini: il duce degli italiani è nel baule, o al limite nella tomba di Predappio. L’assimilazione forzata tra il soggetto (Daniele Timpano: “sinistramente” vivo) e l’oggetto (Mussolini Benito: “destramente” morto) del racconto riconferma la lontananza irriducibile tra due visioni del mondo inconciliabili. L'attore si riavvicina ad un personaggio ormai lontano nel tempo, ma soprattutto lontano dalle sua ideologia, dando prova di straordinaria bravura. Uno spettacolo divertente e acuto, ottima prova di una voce sempre più in crescita nel panorama  italiano.
Lo spettacolo è stato finalista del Premio Scenario 2005, aggiudicandosi il primo premio della “Giuria Ombra”.


Daniele Timpano
è autore-attore e regista di teatro. Come attore ha lavorato con Michelangelo Ricci, Carlo Emilio Lerici, Massimiliano Civica. Fondatore del gruppo “amnesiA vivacE”, ha scritto e interpretato Teneramente Tattico (1999); Profondo Dispari (2000); Oreste da Euripide (2001); caccia 'L drago da J. R. R. Tolkien (2004), vincitore III edizione del premio Le voci dell'anima; Gli uccisori del chiaro di luna (2005); dux in scatola (2006), finalista Premio Scenario 2005, pubblicato in volume da Coniglio Editore nel 2006 e sulla rivista Hystrio nel 2008); Ecce robot! (2007), ispirato all'opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Goldrake, Mazinga). Coordinatore dei laboratori teatrali Oreste ex Machina (2003), Gli uccisori del chiaro di luna (2004) e Fiabbe Itagliane (2005), finanziati dall'Università degli studi di Roma "la Sapienza". È redattore della rivista on line amnesiavivace.it ed è tra gli organizzatori della rassegna romana Ubu Settete – fiera di alterità teatrali.


Si legge: "Calcestruzzi è una collana di narrativa irriverente, provocatoria, colta e punk che vuole dare spazio a una letteratura di idee (…)"
La Coniglio Editore così presenta la collana che ospita l'irriverente testo di Daniele Timpano che, teniamo a precisarlo, è regista, attore, autore, critico e operatore teatrale; insomma… un uomo abituato ad assumere diversi ruoli, e che forse gode anche del dono dell'ubiquità. Tale dote è dimostrata dai fatti: in scena sta, contemporaneamente, sia ritto su spalle decise e solide che arrotolato dentro un baule 40X80 cm, come tiene a precisare anche nel prologo di dux in scatola versione 'stampabile'. Mentre nel libro, messo da parte l'attore, Timpano fa sfoggio di una scrittura chiara che, pur rifacendosi quasi interamente al monologo, intesse una trama interessante, forte abbastanza da essere solo letta e mai riportata in scena. Ma chi scrive è rimasto influenzato dallo spettacolo e non può esimersi dal dire innanzitutto che dux in scatola è un bel monologo, uno spettacolo che, finalmente, ti fa credere nell'esistenza di giovani drammaturghi che sanno dove si trovano, ovvero in un presente piccolo piccolo, che di storia addosso se ne porta davvero poca. Un presente fatto di un'infanzia generosa, incolume dalle guerre e dalle sue sevizie, che fa crescere adolescenti che un po' "se ne fregano" dei conflitti altrui perché semplicemente non hanno una memoria diretta degli accaduti. Perché, in fondo, gli stessi genitori certe cose non le hanno vissute, oppure fanno finta di niente. Ma non è colpa di nessuno, e quindi non vale la pena soffrire troppo per questo buco temporale, intanto le colpe altrui le scontiamo lo stesso. E questo lo dice bene Daniele Timpano autore e regista senza morale, che non significa immorale, ma semplicemente uomo libero da ogni indottrinamento, da ogni denuncia. Amoralità che traspare anche dal libro, la partitura verbale di quella che sul palco era condotta dai gesti e dalle mosse timpanesche, è ora trascritta da pause e spazi, dai punti e dalle virgole, niente di più che il valore deciso della parola. Parola che in questo testo fa il suo dovere; un'unica cosa manca: manca la voce di Timpano capace di scoordinare ogni senso, anche quello che sulla carta appare come irrevocabile.
Protagonisti indiscussi di dux in scatola sono: il Duce, la sua bara, una scatola 40X80cm, e Daniele Timpano. È il corpo del duce l'eroico personaggio che si staglia sulla scena, che si raggomitola nella cassa, che alza il palmo aperto; ed è sempre l'eccellente volto del duce ad essere drasticamente trasformato dal 'giudaico' naso di Daniele Timpano, il suo "che è il più bello d'Italia." 
" Facciamo uno sforzo d'immaginazione collettiva. Fate conto che sia io. Morto." Il corpo del duce non è integro, il corpo del duce è disturbato da Timpano, che lo pungola, che lo azzanna, che si azzanna; e mentre leggi il libro, mentre guardi lo spettacolo, ti domandi se Timpano è fascista. E il dramma di questo cruccio t'assilla fino a metà del testo (un artista che evidentemente ama Marinetti e il futurismo non può essere che un tremendo fascista) allorché il mite autore attore si fa sopraffare dal dubbio, dal senso civico che forse qualcuno gli ha risvegliato, e nel capitolo Daniele e Benito emerge (purtroppo) un po' di buonismo: "Ma è solo qui a San Cassiano, a Predappio, che ho avuto paura. Mi sono sentito circondato, indifeso, alla mercé dei presenti: fascisti gli occhi, fasciste le facce, fasciste le foto del duce listate di nero (…)"
L'ho detto prima, Timpano la morale non l'indossa, ma è spietatamente preciso, con forbicine e bisturi tagliuzza il testo, non lo racconta, ma lo fa a pezzi. E quando fa dire al duce (che poi è lui) a Piazzale Loreto: " Duce! Duce! Duce!, gridava la gente, e la gente è l'Italia, che viene a vedermi, che salta anche la messa per venire a trovarmi. (…)"Duce! Duce! Duce! Gridava la gente. ; poi mi circonda, mi vuole toccare…abbracciare…ma sì, mi ama!", il lettore non può che domandarsi a che punto della storia arriverà la frase buona, le cinque frasi-ricetta che indicano dove è il bene, dove il male. Ma Timpano non 'concede il suo corpo' al teatro di denuncia, rimane lì, rigido, in una terra di nessuno, che è poi la nostra. 
Alla fine del libro, dopo lo spettacolo, non si è indignati o offesi, ma si è rintontiti da un sentimento di smarrimento profondo, come quello che si deve provare guardando la Madonna del Fascio. Visione che suscita "una serie di domande senza risposta , di curiosità mista a disprezzo, un poco di paura (…) e soprattutto un interrogativo scemo: "ma ci sarà anche una Madonna della Falce e del Martello?"

Daniele Timpano, autore e attore dal piglio surreale, non è nuovo a operazioni di tipo metateatrale. Ma se in «Caccia ‘l drago», dove raccontava più o meno a braccio una novella di Tolkien, erano soprattutto il rapporto col pubblico e la sua vis comica a farla da padrone, in «Dux in scatola» tenta la carta d’autore mettendo, anche qui, in gioco se stesso. Come espediente narrativo. È il teatrante trentenne e la sua gita di documentazione a Predappio che esce dalle maglie del racconto, così come il contrasto tra il corpo di Timpano – l’esatto contrario dell’ideale atletico fascista – e la figura del duce [o meglio, dei suoi resti] che pure interpreta. 
Il duce di Timpano e una «materia decomposta e riplasmabile»: più che il vero Mussolini, è la proiezione che la moltiplicazione 
all’infinito della sua immagine, nei filmati d’epoca e nelle ricostruzioni televisive, ha prodotto nell’immaginario di chi non ha vissuto quell’epoca, nemmeno nei racconti dei genitori. In questo modo la storia «necrofila» del cadavere del duce – trafugato nel 1946 dal cimitero lombardo da militanti di estrema destra, nascosto per undici anni in un monastero e infine seppellito nella tomba di famiglia, a Predappio, grazie a uno squallido accordo elettorale tra la Dc e il Msi, alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso – assume un valore che va al di là della sua oggetiva assurdità. Il cortocircuito metateatrale tra Daniele Timpano e il cadavere del duce mette in luce un’altro cortocircuito, reale e visibile: quello tra la cultura italiana, reazionaria, papalina e sessista, e il fascismo che dice di aver superato. 
L’operazione di Timpano è l’esatto contario del teatro di narrazione, che fa leva su un’identificazione del pubblico con le tesi dello spettacolo, da cui si esce indignati ma soddisfatti. «Dux in scatola», invece, resta nell’ambiguità, svelando nel paradosso l’ambiguità culturale che ogni giorno fingiamo di non vedere. Una scelta costata qualche critica, ma che costituisce la cifra originale di uno spettacolo divertente e acuto, ottima prova di una voce sempre più in crescita nel panorama della ricerca italiana. 
A un anno di distanza dal debutto [vedi l’intervista su Carta 44 del 2005], «Dux in scatola» diventa un libro pubblicato da Coniglio editore, con la postfazione di Antonio Audino, in libreria da ottobre.

Nella nostra bella Italia, tra le due guerre,
fioriva in Italia uno statista meraviglioso:
Benito Mussolini. 

Facciamo uno sforzo d’immaginazione collettiva: 
fate conto che sia io. Morto.





Daniele Timpano (Roma, 1974)
è autore-attore e regista di teatro. Come attore ha lavorato con Michelangelo Ricci, Carlo Emilio Lerici, Massimiliano Civica. Fondatore del gruppo “amnesiA vivacE”, ha scritto e interpretato Teneramente Tattico (1999); Profondo Dispari (2000); Oreste da Euripide (2001); caccia 'L drago da J. R. R. Tolkien (2004), vincitore III edizione del premio Le voci dell'anima; Gli uccisori del chiaro di luna (2005); dux in scatola (2006), finalista Premio Scenario 2005, pubblicato in volume da Coniglio Editore nel 2006 e sulla rivista Hystrio nel 2008); Ecce robot! (2007), ispirato all'opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Goldrake, Mazinga). Coordinatore dei laboratori teatrali Oreste ex Machina (2003), Gli uccisori del chiaro di luna (2004) e Fiabbe Itagliane (2005), finanziati dall'Università degli studi di Roma "la Sapienza".
È redattore della rivista on line amnesiavivace.it ed è tra gli organizzatori della rassegna romana Ubu Settete – fiera di alterità teatrali.








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